di Dante Sacco
– Riceviamo e pubblichiamo volentieri le riflessioni dell’archeologo che per primo si è interessato al nostro lavoro –
“Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie; ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri.” Queste parole di Antonio Gramsci, apparentemente distanti dal mondo del turismo archeologico, racchiudono in realtà un’essenza fondamentale per ripensare il nostro modo di viaggiare e di vivere i luoghi.
Troppo spesso il turismo si è trasformato in un mero accumulo di “notizie” e “viste” superficiali, una frettolosa collezione di fotografie davanti a monumenti iconici, senza una vera comprensione del contesto, della storia, delle persone che animano quei territori. Ma se applichiamo la visione gramsciana, la vera “cultura” del viaggio non risiede nel numero di paesi visitati o di souvenir collezionati, bensì nella capacità di comprendere la vita che pulsa in ogni destinazione.
Ed è qui a Porta Paldi, sito archeologico pluristratificato gestito dall’Associazione Eqo con il contributo fattivo di cittadini e residenti, che il turismo responsabile si pone proprio in questa prospettiva. L’azione in essere non mira solo a ridurre l’impatto ambientale, pur fondamentale, ma ha la volontà di sviluppare una coscienza del proprio posto come viaggiatore all’interno di un ecosistema sociale, culturale ed economico preesistente e facente parte dell’immateriale patrimonio Cassinate. Coltivare un orto, sule acque del Gari, tra i ruderi di fortificazioni italiche e carolinge non era altro che prassi cittadina e ora significa interrogarsi sui nostri rapporti con gli altri uomini (nello spazio e nel tempo), con le comunità locali che accolgono, andando oltre la semplice transazione turistico-commerciale.
In questo senso, l’archeologia di prossimità acquista un valore ancora più profondo. Riscoprire il territorio che ci circonda, i paesi vicini, il patrimonio archeologico, ci offre un’opportunità unica per sviluppare quella coscienza di sé e del tutto auspicata da Gramsci. Ci permette di tessere relazioni con tutti gli altri esseri che abitano la città, dai produttori locali agli artigiani, dai cittadini adulti, custodi della memoria del contemporaneo, ai giovani che portano avanti nuove istanze.
Viaggiare vicino casa, dentro Cassino lungo gli argini del Gari, non significa accontentarsi di “poco”, ma anzi aprirsi a un universo di scoperte autentiche e indicative del proprio patrimonio storico diffuso. Significa immergersi in una cultura viva, fatta di storie, sapori, conoscenze tramandate di generazione in generazione. Significa contribuire direttamente all’economia della cultura dei luoghi, sostenendo azioni che preservano la somma delle identità del territorio.
Il turismo responsabile e l’archeologia di prossimità ci invitano dunque a un cambio di paradigma: da consumatori frettolosi a viaggiatori consapevoli, capaci di sentire la relazione profonda che ci lega ai luoghi e alle persone (nello spazio e nel tempo). Ci spinge a coltivare la “cultura” dell’itinerario non come un mero possesso di “notizie”, ma come una vera e propria comprensione del contesto che ci circonda, arricchendo non solo la nostra esperienza, ma anche la narrazione e la reputazione delle comunità che visitiamo. In fondo, il viaggio più autentico è quello che ci rende più consapevoli di noi stessi come parte attiva del mondo che abitiamo.
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