Nel 1944, Raphael Lemkin, giurista ebreo sfuggito alla furia nazista, creò una parola nuova per un crimine antico: genocidio.
Ne sentiva l’urgenza, perché il linguaggio – se non nomina – finisce per assolvere. Per rendere invisibile l’orrore.
Genocidio: la distruzione sistematica di un popolo. Non solo uccisioni, ma anche fame indotta, deportazioni, sterilizzazioni forzate, distruzione di scuole e ospedali, di cultura, di futuro.
Genocidio è quando si cancella un’identità, un’appartenenza.
Quando si nega il diritto stesso di esistere.
Per approfondire c’è questo libro di Samantha Power, Voci dall’inferno, premio Pulitzer 2003. Racconta i genocidi del Novecento e la solitaria battaglia di Lemkin per il riconoscimento giuridico del termine.
Lemkin: un uomo solo con una parola nuova
Raphael Lemkin perse 49 membri della sua famiglia nei campi di sterminio.
Scelse di non restare in silenzio.
Nel 1948, dopo anni di pressioni, riuscì a far approvare all’ONU la Convenzione per la Prevenzione e la Repressione del Crimine di Genocidio.
È ancora oggi il pilastro del diritto internazionale umanitario.
Da allora, almeno sulla carta, il mondo ha detto: mai più.
Ma “mai più” è già successo. Più volte.
Già prima della guerra mondiale il mondo aveva conosciuto il genocidio degli armeni, tra il 1915 e il 1918 l’Impero Ottomano ha sterminato 1,5 milioni di armeni su una popolazione di circa 2 milioni. Durante la guerra la Germania nazista organizza l’Olocausto, dove muoiono 6 milioni di ebrei, due terzi della popolazione ebraica europea.
Tra il 1975 e il 1979 in Cambogia, il regime di Pol Pot uccide 2 milioni di persone su 7. Vengono eliminate classi sociali intere. Nel 1994 in Ruanda, in 100 giorni, vengono massacrati 800.000 tutsi su 7 milioni di abitanti. Il mondo tace. Nel 1995 a Srebrenica, oltre 8.000 musulmani vengono uccisi per motivi religiosi ed etnici, sotto gli occhi dell’ONU.
Ogni volta, la stessa vergogna. Ogni volta, la stessa domanda: com’è possibile che nessuno abbia fatto nulla?
E oggi, Gaza.
Nel 2024, mentre scriviamo queste righe, un’intera popolazione viene privata di acqua, cibo, medicine, elettricità.
Ospedali colpiti. Colonne di profughi bombardate. Scuole rase al suolo.
Migliaia di morti civili, tra cui oltre 20.000 bambini.
Convogli umanitari colpiti, acqua e cibo centellinati. Disabili e malati intrappolati.
Una vergogna per il genere umano.
Una barbarie.

E non sono incidenti. Sono strategie. Lo afferma l’ex procuratore della Corte Penale Internazionale, lo affermano giuristi ed esperti di diritto internazionale. il 26 gennaio 2024: la Corte Internazionale di Giustizia ritiene plausibile l’accusa di genocidio presentata dal Sudafrica contro Israele. Nel novembre 2024: la Corte Penale Internazionale chiede mandati d’arresto per Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant.
Non possiamo continuare a distinguere i diritti umani
Eppure, nel cosiddetto Occidente, regna il silenzio. O peggio: la giustificazione.
Quello che per altri sarebbe un crimine, per Israele diventa “diritto alla difesa”.
Ma il diritto internazionale non è un optional. O vale sempre, o non vale più nulla.
La Spagna ha dato un segnale di dignità, sostenendo le indagini internazionali e sospendendo accordi in corso, molti paesi, pur con motivazioni geopolitiche, hanno condannato pubblicamente lo sterminio in corso e la assoluta e indiscriminata opera di distruzione totale messa in atto in mondovisione.
L’Italia e l’Europa restano impantanate nell’ambiguità.
La storia ce ne chiederà conto. Vergogna. Per tutti.
Vergogna per la assoluta mancanza di umanità, per l’ingiustizia perpetrata in spregio ad ogni diritto, per l’ipocrisia delle elite e il rincoglionimento generale che pervade le nostre menti.
Noi popolo sovrano permettiamo tutto questo. Noi gente occidentale, avvizzita, sconnessa dalla realtà, impigrita e molle. Disposta a sopportare tutto.
Potremmo innalzare la nostra voce, organizzare iniziative e scelte di consumo consapevoli in grado di far sentire chiaramente la nostra voce.
La vita umana va rispettata, il diritto internazionale è sacrosanto.
Altrimenti torniamo al far west. E chi calpesta il diritto internazionale deve essere messo fuori dal consesso delle nazioni e sanzionato.
Il Governo italiano dovrebbe:
Riconoscere pubblicamente la gravità della situazione a Gaza; sostenere le indagini delle Corti internazionali; pretendere un cessate il fuoco immediato; promuovere la soluzione politica dei due stati, realmente.
Con Trump può succedere tutto.
Bisogna applicare sanzioni diplomatiche ed economiche verso chi viola i diritti umani sistematicamente.
Appello alla società civile
Come associazione, come cittadini, come esseri umani,
informiamo, boicottiamo, facciamo pressione e sosteniamo chi si impegna per la pace e per fermare le armi.
Gaza è oggi lo specchio della nostra civiltà.
E in quello specchio, oggi, non ci riflettiamo. Ci nascondiamo.
di Eqo Aps

