Come (non) investiamo nel futuro del mondo
Il pianeta brucia, ma tranquilli: stiamo investendo nel fuoco.
Mentre milioni di persone muoiono per malattie curabili e i bambini crescono senza una scuola, i governi del mondo spendono come se Call of Duty fosse un piano economico.
Secondo il SIPRI, la spesa militare globale ha raggiunto i 2.240 miliardi di dollari nel 2022, in crescita costante da vent’anni. Nel 2023? Ancora +3%. Gli USA, da soli, bruciano quasi 900 miliardi. L’Europa? Si accoda con entusiasmo: +13% in un solo anno.
Nel frattempo, sanità e istruzione arrancano. Troppo poco “strategiche”, dicono. Non ci sono risorse, dicono. Ma per i droni? Magicamente sì.
La cooperazione? Le briciole.
Mentre si costruiscono navi da guerra come se fossero SUV aziendali, la cooperazione internazionale — quella che dovrebbe costruire pace, prevenire conflitti, rafforzare i diritti — riceve meno di un decimo della spesa militare globale. Circa 190 miliardi. Praticamente niente.
Non è una questione di povertà. È una questione di scelte.
Le risorse ci sono. Solo che invece di costruire ospedali, asili, biblioteche, centri per la pace e l’ambiente, i governi preferiscono costruire armamenti. Armi che spesso alimentano proprio le guerre da cui poi fingono di volerci difendere.

Ogni miliardo speso in armamenti è un miliardo rubato al futuro.
Rubato alla scuola, alla sanità, alla cooperazione, alla cultura, alla vita.
Rubato ai giovani che sognano, ai bambini che imparano, ai popoli che resistono.
Facciamo l’Europa. Sul serio.
E mentre si parla di aumentare la spesa militare, qualcuno (forse Trump) minaccia di tagliarla. Ma noi? In Europa abbiamo già la NATO. Nessuna urgenza di moltiplicare gli arsenali nazionali. Se proprio si vuole andare verso il 2% del PIL in difesa, almeno lo si faccia con una visione politica vera.

Non c’è nessuno che Dichiari pubblicamente che c’è urgenza di costruire uno Stato europeo. Uno solo.
Con un Presidente. Un Parlamento con poteri pieni. Una sola politica estera. Una sola difesa comune, democratica, sobria, trasparente.
Così si garantisce la sicurezza, si risparmia e si può investire davvero in salute, istruzione, ambiente, cultura.
Così si può fare l’Europa sul serio, e non solo il suo simulacro burocratico e armato.
Il 25 aprile, ricordare non basta. Bisogna resistere.
La sicurezza vera non si costruisce con le armi, ma con i diritti.
Con l’accesso all’istruzione. Con un sistema sanitario pubblico e universale. Con la cooperazione tra le persone, non la competizione tra le potenze.
Per questo il 25 aprile torniamo a dire: basta scuse. È tempo di resistere.
Resistere alla paura, alla propaganda, al cinismo mascherato da strategia.
Resistere con le idee, con la cultura, con la solidarietà concreta.
? Vieni a “Continuiamo a resistere”, il 25 aprile, agli Horti di Porta Paldi
Reading, teatro, musica e pranzo condiviso.
Senza bombe. Con le idee.
