Ci sono luoghi che non sono semplicemente “aree verdi”.
Sono pezzi vivi della storia di una città. Sono memoria, paesaggio, identità, futuro.
Le sorgenti del Gari sono tutto questo per Cassino.
Per questo, quando nel 2022 abbiamo iniziato a denunciare pubblicamente ciò che stava accadendo in quell’area, lo abbiamo fatto con una convinzione semplice: un bene naturale così prezioso non può essere lasciato solo.
Insieme ad altre associazioni, attivisti e cittadini, tra cui Italia Nostra e l’Associazione Nazionale Sanità Militare Italiana, abbiamo segnalato interventi che apparivano incompatibili con la delicatezza del luogo: movimenti di terra, drenaggi, modifiche del terreno, lavori eseguiti a ridosso delle acque e delle polle sorgive.
Non fu una battaglia comoda.
Chi denunciava venne anche diffidato, intimidito, minacciato di azioni legali. Ma la tutela dell’ambiente, quando è fondata sui fatti, sulla documentazione e sul senso civico, non può fermarsi davanti alla paura.
A Gennaio c’è stata finalmente una decisione importante del TAR del Lazio – Sezione staccata di Latina conferma la fondatezza di quelle preoccupazioni.
Il Tribunale Amministrativo ha respinto il ricorso presentato da soggetti privati contro il Comune di Cassino, relativo all’ingiunzione di ripristino dei luoghi. Dalle verifiche tecniche è emersa l’esecuzione di lavori di movimentazione terra a ridosso delle sorgenti del Gari, con un rilevante volume di materiale riportato, la parziale copertura di una polla sorgiva e la presenza di tubazioni di drenaggio realizzate senza il necessario titolo autorizzativo.
Il TAR ha quindi confermato la legittimità dell’azione amministrativa del Comune e ha ribadito un principio fondamentale: la tutela delle risorse idriche, dell’ambiente e del patrimonio naturale non è un’opzione, ma un dovere.
Per EQO questa sentenza non rappresenta soltanto un passaggio giudiziario.
Rappresenta la dimostrazione che la partecipazione dei cittadini può fare la differenza.
Quando una comunità osserva, segnala, denuncia e si assume la responsabilità di difendere il proprio territorio, allora la democrazia funziona. La città diventa più forte. L’ambiente non resta una parola da convegno, ma diventa una pratica quotidiana.
Le sorgenti del Gari sono uno dei cuori naturali di Cassino. Sono acqua, biodiversità, paesaggio, storia millenaria. Sono un patrimonio che abbiamo ricevuto e che abbiamo il dovere di consegnare integro a chi verrà dopo di noi.
In questi anni EQO ha scelto di stare lì: accanto al fiume, accanto alle sorgenti, accanto alla città.
Non per occupare uno spazio, ma per custodirlo.
Non per fare battaglie contro qualcuno, ma per difendere qualcosa che appartiene a tutti.
Questa è la nostra idea di cittadinanza attiva.
Questa è la nostra idea di ambientalismo.
Questa è la nostra idea di comunità.
Essere, insieme a tanti altri, guardiani del Gari significa esattamente questo: non voltarsi dall’altra parte quando un luogo fragile viene minacciato.
Oggi possiamo dirlo con emozione e responsabilità: quella battaglia era giusta.
E questa non è soltanto una vittoria di EQO, di Italia Nostra, dell’A.N.S.M.I. o degli attivisti che si sono esposti in prima persona.
È una vittoria dell’ambiente.
È una vittoria della legalità.
È una vittoria della città di Cassino.
Perché quando si salva una sorgente, non si salva solo l’acqua.
Si salva l’anima di un territorio.
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